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Acqua del rubinetto, potabile dopo le analisi e i trattamenti
di Eloisa Bucolo

Le sostanze disifettanti a garanzia della salute del cittadino che la beve

Tags: Servizio Idrico, Acqua, Giuseppe Siracusa



CATANIA - Il gestore del servizio idrico è responsabile del rispetto dei valori fissati nella legge, per le acque fornite attraverso una rete di distribuzione, fino al punto di consegna, rappresentato in genere dal contatore. I risultati delle analisi che ogni mese il gestore effettua vengono indicati sul retro delle bollette in modo che ogni utente sia costantemente informato. Abbiamo messo a confronto parametri e valori, elencati nell’allegato I del d.lgs n. 31/01, ammissibili per legge, con i dati relativi all’ acqua distribuita dal gestore idrico Sidra S.p.A. a Catania e provincia. Abbiamo chiesto al Professore Giuseppe Siracusa, già Direttore del Dipartimento di Metodologie Fisiche e Chimiche per l’Ingegneria della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Catania, di commentare i dati riportati nella tabella e gli abbiamo rivolto alcune domande in merito alla qualità dell’acqua potabile.

Prof. Siracusa, cosa possiamo dire al consumatore per risolvere l’eterno dilemma: acqua rubinetto sì, acqua rubinetto no?
“Solitamente l’acqua potabile che circola nei nostri acquedotti può essere considerata sicura, grazie alle numerose analisi a cui viene sottoposta per legge. Inoltre, prima di essere immessa in rete l’acqua viene trattata con sostanze disinfettanti, quali cloro, ozono, ipoclorito di sodio. Tali sostanze, anche se possono qualche volta dare un sapore non del tutto gradevole all’acqua, sono quelle che danno garanzie sul piano della salute".

L’acqua erogata a Catania dalla Sidra è dunque bevibile?
“Certamente sì, sulla base delle analisi e della normativa vigente. Sarebbe opportuno, però, visto l’intervallo di concentrazione di alcuni parametri in tabella, che la SIDRA fornisse dettagliate informazioni relativamente alla qualità dell’acqua fornita nelle varie zone, magari con delle mappe indicanti punti di prelievo, qualità e zone di fornitura".

Cosa è il residuo secco?
“Rappresenta l’insieme delle sostanze di natura organica e inorganica (Sali) disciolte e ottenute facendo evaporare l’acqua a 180°C e si esprime in mg/l".

Qual è l’importanza dei parametri PH e conducibilità?
“La conducibilità ha lo stesso valore del residuo secco e serve a sapere subito con misure elettriche la quantità di sali disciolti. Più sali sono disciolti e maggiore è la conducibilità. Il pH è una misura dell’acidità o alcalinità dell’acqua: il nostro organismo è compatibile con acque il cui pH è contenuto tra una scarsa acidità (6,5) ed una discreta alcalinità (9,5)".

Le caraffe filtranti hanno qualche validità scientifica?
“Le Caraffe filtranti sono un bluff, gli stessi Nas hanno accertato che in realtà non depurano”.

Perché il parametro della durezza dell’acqua è importante?
“Per durezza dell’acqua si intende un valore che esprime il contenuto di ioni di calcio e magnesio oltre che di eventuali metalli pesanti presenti nell’acqua. La presenza di sostanze incrostanti ha effetti sulla salute umana; l’uso di acque dure è sconsigliato, ad esempio, a chi soffre di disturbi renali. Un’acqua dura influisce negativamente anche sui processi di lavaggio: infatti le molecole che costituiscono il detergente si combinano con gli ioni calcio, formando composti insolubili che, oltre a far aumentare il quantitativo di detergente necessario, si depositano nelle fibre dei tessuti facendole infeltrire".

L’acqua che rispetta i parametri fissati dalla legge può avere controindicazioni in presenza di patologie?
“Sebbene un certo numero di studi epidemiologici abbia dimostrato in passato l’esistenza di una correlazione tra durezza dell’acqua potabile e insorgenza di malattie cardiovascolari, i dati disponibili non consentono di avvalorare con certezza questa tesi. Non viene pertanto proposto alcun valore di linea guida basato su criteri di protezione della salute. Sicuramente l’assunzione di acqua con valore di durezza elevato potrebbe acuire il quadro di calcolosi renale".

Articolo pubblicato il 01 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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