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Quotidiano di Sicilia

L’odissea del fotovoltaico, il sole sprecato
di Giuliana Gambuzza

Viaggio tra i progetti del Por 2000-2006 avviati ma non ancora conclusi. 2a puntata: gli impianti fotovoltaici. Molto numerosi i pannelli non in uso a Me, Pa, Tp e Sr, mentre ad Ag fioccano i furti

Tags: Energia, Ambiente, Fotovoltaico



PALERMO - Brilla un sole, in Sicilia, che sembra aspetti solo di essere usato per produrre energia elettrica. È una lunga attesa, la sua, e in non pochi casi: tra le opere finanziate dal Por 2000-2006 e mai conclusi, infatti, non mancano gli impianti fotovoltaici.
La costruzione di uno di essi, per esempio, rientra nel progetto dal titolo “Lavori di ricerche idriche nel territorio di Alì”, insieme ad altri interventi di manutenzione della condotta idrica del paesino messinese.

Appena completati i lavori nei tempi previsti dal contratto con la ditta appaltatrice, sui dispositivi si sono abbattuti intensi temporali. Il che ha reso necessario riaprire il cantiere per il ripristino della funzionalità dell’opera e per la salvaguardia ambientale delle aree vicine alle sorgenti. Tradotto in euro, significa quasi 40.000 € in più, per un totale di circa 960.000 €, di cui poco meno di 500.000 presi dal Por 2000-2006 e il restante dalle casse regionali.

Interrotti per mesi i lavori in un altro impianto fotovoltaico incluso in un piano più ampio, ovvero la sistemazione di spazi ricreativi a verde nella zona Archimede di Graniti, sempre in provincia di Messina.

Qui, alla data di pubblicazione del Rapporto regionale sul Por 2000-2006, non risultano terminate o non collaudate decine di altre strutture dello stesso tipo, molte destinate a scuole di vario genere e grado, come nel comune di Mirto e in quello di Montalbano Elicona.
In sintesi, si tratta di apparecchiature sprovviste di certificato di completamento dei lavori o rimaste vittime di calamità naturali. E non naturali: ce ne sono, infatti, anche vittime di reati umani come il furto.

A Canicattì, quasi tutti i pannelli solari di un impianto voluto dal Comune sono stati rubati a un passo dalla chiusura ufficiale del cantiere. Prima di rimontarli, per evitare nuove spiacevoli sorprese, l’azienda vincitrice dell’appalto ha chiesto un circuito di videosorveglianza. Così, in attesa di un riscontro da parte di Enel e Ufficio delle Dogane di Porto Empedocle, è slittata la data di consegna dell’opera.

Si sono allungati ancora di più i tempi per la realizzazione di un’altra struttura dello stesso tipo nel comune agrigentino. All’impianto, che sarebbe dovuto servire a un plesso scolastico, sono stati sottratti quasi tutti i pannelli, come nel caso precedente; con la significativa differenza che qui la ditta appaltatrice si è rifiutata di acquistarli per la seconda volta, ritrovandosi tra i banchi degli imputati del Tribunale di Agrigento, sezione di Canicattì.

Si sono dovuti integrare alcuni pannelli rubati anche nel comune catanese di Ragalna, dove è stata pianificata l’installazione di un dispositivo per l’autoproduzione di energia elettrica nel Palazzetto dello Sport.
Che il furto non sia un evento isolato nel panorama delle opere pubbliche sembra dimostrarlo il progetto di completamento di un impianto di depurazione a firma del Comune di Palagonia. Prima del montaggio delle relative apparecchiature elettriche e meccaniche è prevista la consegna all’ente gestore, per evitare un secondo furto dopo quello avvenuto durante i lavori di primo stralcio.
 

 
L’approfondimento. Quanto incidono le inadempienze burocratiche
 
Nel Rapporto finale di esecuzione a cura del Dipartimento regionale di Programmazione, che analizza in dettaglio i 1.969 progetti ancora da completare, sono frequenti i casi di mancata certificazione del saldo erogato. A monte c’è l’assenza della rendicontazione finale. In pratica, se prima non si presenta il resoconto delle spese complessive sostenute, il versamento finale non può essere attestato, anche se già effettuato. Si tratta, insomma, di uno dei legacci burocratici che non rendono pienamente fruibili le opere realizzate. È successo, ad esempio, per gli impianti fotovoltaici costruiti in scuole di Montalbano Elicona (ME), Regalbuto (EN) e Comitini (AG). Ci sono poi casi in cui deve essere ancora emesso il  provvedimento di concessione finale all’ente che gestirà il relativo servizio: tra gli altri, scuole a Siracusa, Marsala (TP), Siculiana (AG), Castelbuono e Termini Imerese (entrambi nel palermitano); vari centri di assistenza agli anziani a Giarratana (RG); il mercato ortofrutticolo di Misilmeri (PA); persino l’edificio del Comune di Brolo (ME). Infine, senza l’attivazione delle procedure per l’uso dei pannelli solari, il cui montaggio faceva parte del recupero ambientale delle zone di Janniscuro e di Papardura nell’ennese, non è stato possibile dichiarare finiti i lavori.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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