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Quotidiano di Sicilia

Aeroporti siciliani a prova di mercato
di Rosario Battiato

Il ministero delle Infrastrutture ha varato il piano nazionale degli scali aerei: Catania e Palermo fra gli “strategici”. Pantelleria, Lampedusa e Comiso (ancora chiuso) devono dimostrare condizioni di sopravvivenza economica

Tags: Aeroporto, Comiso, Fontanarossa



ROMA – Due anni di manutenzione, ma finalmente il piano nazionale degli aeroporti è stato portato in pista, divenendo uno dei rari casi italiani di pianificazione trasportistica. Il documento è pronto ad essere fatto proprio dal ministero delle Infrastrutture dopo gli accordi con tutti tutti gli attori protagonisti. L’annuncio è stato fatto nei giorni scorsi dal ministro Passera e dal suo vice Ciaccia, che hanno cominciato il count down per il decollo ufficiale del documento. Al di là dei festeggiamenti, l’elenco è dolente per la Sicilia: gli hub intercontinentali saranno tutti al nord e Comiso, ancora prima di esistere, viene relegato nella categoria meno rilevante degli scali nazionali.

Il futuro è roseo per gli aeroporti, dal momento che si prevede una crescita media annua traffico del 3,2 per cento. Necessario intercettare questa crescente domanda attraverso una riorganizzazione della rete aeroportuale, che il piano individua in 24 scali principali e 18 di servizio. Le ragioni della razionalizzazione sono improcrastinabili proprio per evitare che aeroporti nazionali di grande valenza strategica, tra cui è menzionato anche lo scalo di Catania, possano bloccarsi non tanto per assenza di domanda, ma per mala gestione dell’offerta. Così nell’ottica di questo vitalismo montiano, un po’ mediatico e un po’ reale, per le sole opere finalizzate all’aumento della capacità degli scali strategici, sarà investita una somma pari a oltre 11 miliardi. A quest’operazione dovrà poi essere correlata anche un’adeguata strutturazione del sistema ferroviario correlato.

Ma quali sono questi scali strategici individuati nel Piano? Si tratta di 42 aeroporti suddivisi in tre serie: 24 saranno compresi in tre grandi hub intercontinentali, ovvero Fiumicino, Malpensa e Venezia, poi ci sono 13 strategici, tra cui troviamo Catania e Palermo, oltre che Bari, Bergamo, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lamezia Terme, Linate, Napoli Capodichino, Pisa e Torino, e otto primari, tra i quali, oltre Trapani, abbiamo Alghero, Brindisi, Ciampino, Olbia, Treviso, Trieste e Verona.
 
Insomma niente hub intercontinentali dalle nostre parti, e soprattutto declassamento preventivo di Comiso, che ancora prima di essere operativo viene considerato, assieme a Lampedusa e Pantelleria, aeroporto di servizio, cioè quegli scali che corrispondono ad esigenze di natura locale. Questi aeroporti avranno tre anni per dimostrare condizioni di sopravvivenza economica, senza trasferimento di risorse pubbliche. Un passo in avanti, si dirà, visto che nella prima versione se ne chiedeva addirittura la chiusura, ma tutti, si ribadisce nel documento, dovranno essere in grado di gestirsi senza gravare sui contribuenti. Lo Stato in sostanza se ne lava le mani.

Da Comiso, chiaramente, non ci stanno. Eppure il messaggio del governo, e dell’Europa che al momento parla sempre più spesso via Roma, è chiaro: niente più esigenze territoriali di qualche genere potranno turbare il regolare corso delle cose. Lo Stato, sostanzialmente, se ne starà a guardare e se per Comiso non ci saranno adeguati investimenti anche di privati c’è il rischio che la durata di questo aeroporto ancora non aperto sia veramente breve.
 

 
“Illogica decisione”. Comiso con la sindrome di avere vita breve
 
COMISO (RG) - Il primo cittadino del Comune di Comiso, Giuseppe Alfano, commenta la notizia  dell’inclusione dell’aeroporto di Comiso tra gli scali di servizio nel Piano nazionale aeroporti esitato dal ministero delle Infrastrutture contenente una razionalizzazione della rete aeroportuale nazionale. A proposito dei tre anni richiesti per verificare le condizioni di sostenibilità economica Alfano precisa che “se ciò può essere ragione di preoccupazione per il futuro dell’aeroporto di Comiso non considerato principale, per altro verso è importante e perciò confortante il fatto che il nostro aeroscalo sia stato comunque inserito tra gli aeroporti italiani benché non ancora aperto al traffico a differenza di altri aeroscali già in servizio, quindi destinati a chiudere”. Il sindaco si consola con la compagnia. “Il nostro aeroporto, - ha proseguito - pur inserito nell’elenco degli aeroscali che, secondo il Piano, rispondono prevalentemente a esigenze e fabbisogni di natura locale, è in buona compagnia con Bolzano, Ancona, Forlì, Rimini, Reggio Calabria, Pescara, Lampedusa, Foggia, Parma, tanto per citarne alcuni e spesso si tratta di località turistiche che, se private dell’aeroporto, vedrebbero fatalmente compromessa la loro economia che si basa moltissimo sui flussi turistici”. In chiusura, l’attacco. “Valuteremo - ha concluso - quali azioni politiche intraprendere, eventualmente insieme agli altri altri aeroporti interessati, perché possa essere riveduta tale inopportuna e illogica decisione”.

Articolo pubblicato il 23 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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