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Acqua, cosa contiene il Ddl
di Antonio Iacona

Il testo approvato dalla commissione Territorio Ars cancella i 9 ambiti e crea un’unica agenzia. Infrastrutture rimangono proprietà pubblica, ai morosi garantiti 50 l. al giorno

Tags: Acqua, Servizio Idrico



PALERMO - È stato approvato dalla commissione Territorio e Ambiente dell'Ars, il disegno di legge sulla ripubblicizzazione delle risorse idriche in Sicilia. Il testo prevede la reintroduzione di sistemi di gestione pubblica dell’acqua attraverso i comuni, consorzi di comuni e aziende speciali. Per quel che concerne i contratti attualmente attivi con le società private, c’è la possibilità di intervenire in tutti i casi di inadempienza. Infine, si prevede anche la cancellazione degli attuali 9 Ato e la creazione di un’unica agenzia, nella quale i componenti non riceveranno alcun gettone.

Nello specifico, l’articolo 4 del Ddl stabilisce che le dighe, gli impianti, gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato, sono di proprietà degli enti locali, i quali non possono cederli.  Per la regolamentazione e la vigilanza in materia di acqua, si prevede l’istituzione della cosiddetta ”Agenzia”, formata dai comuni e dalle province della Regione, che avrà compiti di monitoraggio e controllo oltre alla programmazione dell’uso energetico delle risorse idriche. Per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, infine, verrà istituito il Fondo regionale.

Novità sul quantitativo di acqua che dovrebbe essere erogato per l’alimentazione e l’igiene umana, come si sa, fissato a 50 litri per persona. Tale quantitativo diverrà gratuito per i nuclei indigenti, previo accertamento mediante i criteri Isee e verrà garantito da specifiche risorse regionali. L’erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non potrà essere sospeso. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare un apposito meccanismo limitatore dell’erogazione, idoneo a garantire esclusivamente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona.

Saranno istituiti i consorzi, formati da tutti i comuni ricadenti nel relativo ambito territoriale. Al fine di favorire l’accesso all’acqua potabile per tutti, sarà istituito il Fondo regionale di solidarietà internazionale, grazie al prelievo in tariffa di 1 centesimo di euro per metro cubo di acqua erogata a cura del gestore del servizio idrico integrato. Infine, l’articolo 15, prevede che l’agenzia d’ambito provvede a valutare se non sussistano le condizioni per l’esercizio di clausole legali o contrattuali di riscatto del servizio (parliamo di recesso unilaterale) o se non ricorrano le condizioni per l’esercizio di clausole risolutive espresse per inadempimento dei soggetti gestori. In via eccezionale, l’agenzia d’ambito può consentire la proroga per la virtuosità della gestione in essere o ridurre eventuali costi d’indennizzo.

Per esempio, Girgenti Acque, che secondo un regolare contratto dovrebbe gestire l’intera rete idrica in provincia fino al 2037, ha le valigie pronte? Non proprio, perché è sulla parola “inadempienza” che si dovrebbe far chiarezza. Al di la del fatto che questo nuovo Disegno di legge possa essere utilizzato (ed erroneamente interpretato), proprio in questo periodo anche per fini elettorali nei comuni dove si andrà a votare per le amministrative del prossimo 6 e 7 maggio, prendiamo ad esempio proprio il gestore idrico in provincia di Agrigento. Piccolo appunto: si parla tanto di rescissione, mentre non si menziona minimamente il canone che Girgenti Acque versa annualmente agli enti locali, un canone di concessione che per il primo anno è fissato a 702 mila euro. Non si parla, ad esempio, del comune di Sciacca, che non hai mai richiesto l'accredito nonostante il gestore abbia versato tali somme all'Ato.

Tornando al Ddl e alla possibilità di intervenire in tutti i casi di inadempienza nei contratti attivi. Esiste uno studio redatto dalla commissione consiliare saccense istituita proprio su Girgenti Acque che è stato pubblicato poche settimane fa. Dalla relazione, emerge che non risultano approvati dall’assemblea dei soci, importanti documenti di controllo come per esempio la carta dei servizi o il piano operativo triennale. Senza questi strumenti di controllo, di fatto, si dovrebbe fare riferimento alle documentazioni dei precedenti enti gestori.

Ma a Sciacca, il servizio idrico era gestito dall’Eas e la carta dei servizi non risulta per nulla esaustiva. Anche per quanto riguarda le semplici perdite idriche l’approvazione da parte dell’assemblea dei soci di tutta la documentazione avrebbe determinato, nel giro di qualche anno, una evidente riduzione delle perdite. Ma non è mai stato fatto nulla. A nostro avviso – concluse la commissione - non ci sono gli estremi per la risoluzione del contratto in quanto molte inadempienze sono imputabili all’assemblea dei soci. E sapete chi sono i soci? Che domande: i sindaci.

Articolo pubblicato il 28 marzo 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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