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Quotidiano di Sicilia

Acqua, la Sicilia è ferma a Vittorio Emanuele III
di Rosario Battiato

Burocrazia. Se un testo del 1933 detta ancora legge.
Tempi. Gli uffici siciliani del Genio civile si attengono a un Regio Decreto varato nel 1933 per espletare le pratiche di captazione delle acque pubbliche. Risultato? Tempi triplicati rispetto alla media nazionale.
Lentezza. Tutto questo avviene perché la Regione, nel suo complesso, non ha ancora aggiornato norme e regolamenti di settore. Le conseguenze? Farraginosità procedurali e ritardati incassi.

Tags: Acqua, Servizio Idrico



PALERMO – L’appello degli uffici periferici va avanti ormai da anni. In Sicilia, lo smaltimento di una pratica per la derivazione delle acque pubbliche continua a restare un incubo per l’utenza, nonostante nuove leggi, anche regionali, impongano la sburocratizzazione e la trasparenza. Nell’Isola, i tempi per un provvedimento concessorio nel settore delle acque possono durare fino a 4 anni, più deldoppio di quanto avviene nel resto del Paese, che è, in ogni caso, in ritardo.
Il motivo? A differenza che nella maggior parte delle altre regioni la Sicilia non ha aggiornato, tramite regolamenti interni, le procedure che risalgono al Testo Unico sulle acque del 1933.
Un legge vecchia di quasi ottant’anni, in un mondo che ormai predica e necessita modalità completamente differenti di azione. Ne pagano le conseguenze proprio gli utenti e anche lotta all’evasione. (continua)

Articolo pubblicato il 08 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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