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I contenziosi aperti bloccano i cantieri
di Giuliana Gambuzza

Viaggio tra i progetti del Por 2000-2006 avviati ma non ancora conclusi, 8a puntata: i ricorsi. Quanto valgono le terre espropriate nelle riserve? La stima non è uguale per tutti e il tempo scorre

Tags: Edilizia, Lavoro



PALERMO - Tribunale, Corte d’Appello, Tar, Corte dei Conti. Sono le principali istituzioni giudiziarie coinvolte, a vario titolo, nella vicenda dei cantieri lumaca siciliani sovvenzionati con i fondi europei del periodo 2000-2006. 

Andiamo per ordine. “Non appena il Tribunale di Catania depositerà la sentenza, si potrà condurre a termine l’acquisizione”. Così si legge nel Rapporto finale di esecuzione sul Por 2000-2006, a cura della Regione Siciliana, in relazione all’acquisto di una cinquantina di ettari “di grande pregio naturalistico” inseriti nella Riserva Naturale della Foce del Fiume Irminio, di competenza della Provincia di Ragusa.

Trattandosi dell’espropriazione di terreni a rischio, non ci sono stati lavori pubblici, né le relative gare d’appalto. Tant’è vero che, al 30 giugno 2009 (la scadenza per certificare le spese così da ricevere i finanziamenti), l’intervento risulta completo. Almeno dal punto di vista fisico: per il resto, in assenza della sentenza della Corte d’Appello di Catania, il costo per il completamento del progetto rimane un punto interrogativo.

Ma perché è stata tirata in ballo la Corte d’Appello del capoluogo etneo? A due delle ditte colpite dall’esproprio la valutazione dei terreni da acquisire è sembrata troppo bassa, per cui è scattato il ricorso. Tra mancato accordo fra le parti e rifiuto del perito della Provincia di controfirmare il calcolo effettuato da un terzo, nominato dal Tribunale, la soluzione della controversia è arrivata con la redazione di una stima a maggioranza, non resa nota al momento della stesura del documento regionale. In ogni caso, stiamo parlando di cifre milionarie, se è vero che, oltre ai 900 mila euro già sborsati, la perizia di parte ha riconosciuto alle aree una quotazione di quasi 5 milioni.

Altro fiume, stesso discorso. A settembre del 2005, il demanio regionale ha ordinato la cessione di parte della riserva denominata Oasi del Simeto, in quanto minacciata da impaludamento. In questo caso, solo nel 2009, ci sono volute ben quattro diverse sentenze della Corte d’Appello di Catania. Il risultato è stato il ricalcolo al rialzo del valore delle aree, per un totale di 185 mila euro in più rispetto ai quasi 2 milioni pattuiti in un primo momento.

Ancora, una serie di appelli, presentati al Tar di Catania sempre dalla stessa impresa edile, ha allungato i tempi di costruzione di tre rustici artigianali, da collocare nella sezione attrezzata per la ceramica dell’agglomerato industriale di Caltagirone.
Alla fine, l’azienda è riuscita a spuntarla, ottenendo l’appalto. Su richiesta dell’Amministrazione che ha bandito la gara, essa si è impegnata “in forma sostanziale ed unilaterale” a completare le opere entro la fatidica data del 30 giugno 2009, un mese e mezzo in anticipo rispetto al termine contrattuale previsto.

La ditta, in effetti, è stata ai patti. Eppure rimane un neo, se è vero che il piano compare, nel Rapporto finale di esecuzione, tra quelli non conclusi. Il mancato allaccio alla rete elettrica dell’Enel, infatti, ha fatto slittare il collaudo amministrativo, necessario per la fruizione degli edifici, per lo meno di sei mesi.
 

 
L’approfondimento. Gli appaltatori ritardatari dicono no alla revoca dei fondi
 
Ha addirittura fatto ricorso, la ditta impegnata a costruire strutture per la nautica da diporto nel siracusano. “Il progetto realizzato – si legge nel documento a firma del Dipartimento regionale della Programmazione – consiste nell’acquisto del suolo e dell’immobile, di materiali edili, di una gru e di un carrello elevatore; non risultano invece realizzati i posti barca”. Risolta la questione acquisti, insomma, si tarda a impastare il cemento. E non si tarda di poco: nonostante il contratto d’appalto stabilisse la fine dei lavori entro aprile del 2009, accanto alla dicitura “data prevista per l’ultimazione dei lavori” c’è scritto 30 giugno 2012, mentre per la sua messa in operatività bisognerà attendere il 2013 (quale mese?). Anche perché, nel frattempo, l’impresa appaltatrice si è opposta alla revoca degli euro già assegnati, oltre 100 mila. E dire che si tratta di contributi concessi nel lontano 2002. Simile il caso di un albergo di lusso da costruire a Caltagirone. Spostata di tre anni, a giugno di quest’anno, la consegna di uno stabile che non sarà accessibile prima dell’anno prossimo. Il che non stupisce, visto che parte degli impianti e dell’attrezzatura manca ancora all’appello. Ma l’azienda non ci sta a perdere i quasi 700 mila euro stanziati e contesta la cancellazione degli aiuti.

Articolo pubblicato il 16 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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