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Quotidiano di Sicilia

Leggere fa crescere ma a saperlo in Sicilia sono solo in pochi
di Liliana Rosano

Dati Istat 2011: l’Isola è tra le regioni con le più basse percentuali di lettori (35%). Al Centro-Nord si arriva al 48%. Al Sud l’isola felice è la Sardegna (46,7%)

Tags: Libro, Istat, Ebook



PALERMO _ “Leggere fa crescere”, è questo lo slogan scelto dalla campagna Il Maggio dei Libri, nata nel 2011 con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale della lettura  come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile. Un messaggio che i siciliani seguono poco visto che l’Isola, secondo i dati Istat 2011, è tra le regioni ad avere una bassa percentuale di lettori: meno del 35 per cento.  A livello territoriale, al Centro-Nord si legge di più. La percentuale di lettori è superiore al 48% della popolazione.

Un’eccezione tra le regioni del Mezzogiorno è la Sardegna, dove la quota dei lettori è superiore alla media nazionale (46,7%). La differenziazione geografica non è solo nella lettura, ma anche nella produzione: due libri su tre sono pubblicati e stampati a Milano, Roma o Torino. Lombardia, Lazio e Piemonte sono infatti, rispettivamente, la prima, la seconda e la terza regione per produzione di titoli e tirature. Bene anche l’Emilia-Romagna e la Toscana.

Gli italiani quindi sfogliano sempre meno libri. I lettori, di tutte le età, sono diminuiti. Secondo l’Istat, nel 2011 sono poco meno di 26 milioni quelli che hanno letto almeno un libro, il 45,3% della popolazione. L’1,5% in meno rispetto al 2010. Di questi 26 milioni quasi la metà non ha letto più di tre libri che non fossero legati a motivi scolastici o professionali. Solo il 13,8% appartiene alla categoria dei lettori “forti”, quelli che cioè hanno letto almeno un libro al mese. Il primato resta alle donne, il 51,6% legge almeno un libro all’anno, contro il 38,5% degli uomini. Una differenza marcatissima tra i 15 e i 44 anni, ma che tende a stabilizzarsi oltre i 60 anni.

I lettori più assidui sono i ragazzi tra gli 11 e i 17 anni (60,5%). L’ambiente familiare è importantissimo: legge il 72% dei ragazzi tra sei e 14 anni, figli di lettori, mentre la percentuale cala al 39% se i genitori non leggono. Anche il titolo di studio influisce fortemente sui livelli di lettura, specialmente a parità di età: si va da un massimo dell’81,1% tra i laureati a un minimo del 27,9% tra chi ha la licenza elementare o nessun titolo di studio. Rispetto al 2010 la quota di lettori tra le persone in possesso di un diploma di scuola secondaria inferiore o superiore è diminuita di circa due punti percentuali. Con riferimento alle persone di 15 anni e più, se si tiene conto della condizione professionale, si evidenziano livelli di lettura superiori alla media tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (69%), direttivi, quadri e impiegati (66,3%) e studenti (65,3%). I più bassi livelli di lettura si registrano tra gli operai (32%), i ritirati dal lavoro (33,6%) e le casalinghe (34,4%).

Più di un milione e 900 mila persone tra 16 e 74 anni, il 27,8% delle persone che effettuano acquisti online, ha comprato libri, giornali, riviste o ebook su internet. Di questi due milioni circa, oltre la metà (53,9%) sono giovani tra 16 e 24 anni, più abituati all’utilizzo delle nuove tecnologie. L’e-commerce poi, rileva l’Istat, può essere un metodo per avvicinare la popolazione ai prodotti culturali e alla lettura. Un non lettore su tre (32,4%) ha letto o scaricato prodotti editoriali digitali dalla rete e il 43,3% ha consultato un’enciclopedia online, o wiki. La propensione rimane però legata al grado di alfabetizzazione culturale: i lettori deboli che leggono o scaricano libri e riviste online sono il 48,8%, il 69% quelli che consultano un wiki, mentre tra i lettori forti le percentuali salgono rispettivamente al 68,5% e all’85,5%.
 

 
E-book. Come cambiano le abitudini dei lettori
 
Il piacere di sfogliare un bel libro e di sentire l’odore delle pagine, sembra essere passato di moda. Oggi l’ebook conquistano il mercato mettendo in crisi  gli editori, che registrano un saldo negativo. Nel 2010 si contano 2.700 case editrici, ma rispetto all’anno precedente il numero dei nuovi editori è inferiore al numero di quelli che hanno cessato l’attività. Bene invece la produzione libraria complessiva. Il 2010 segna un incremento passando da 57.558 opere pubblicate nel 2009 a 63.800, un aumento del 10,8%.
Leggermente in crescita anche le tirature: un aumento del 2,5%, da 208 a 213 milioni di copie. Ma le case editrici puntano a offrire una scelta maggiore al lettore: aumentano i titoli del 6,8% e diminuiscono le tirature medie del 23,6%. Ampia preferenza poi per il lowcost: le edizioni il cui costo è inferiore ai dieci euro sono, sia per titoli (26,2%) che per tirature (40%), le pubblicazioni più consistenti. Complessivamente però il valore della produzione libraria è in calo.
Nel 2010 è quantificabile in poco più di 4.052 milioni di euro: il 9,3% in meno rispetto all’anno precedente e il 16,4% rispetto al 2005. Per sensibilizzare i cittadini al piacere della lettura, è stata lanciata la campagna “Maggio dei libri” promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Articolo pubblicato il 29 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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