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Per gli studenti Mafia più forte dello Stato
di Michele Giuliano

I risultati della VI indagine annuale sulla percezione del fenomeno mafioso condotta dal Centro studi Pio La Torre. Dei 1.409 questionari diffusi il 67% è stato compilato da alunni siciliani dimostratisi pessimisti

Tags: Antonio La Spina, Mafia



PALERMO - La mafia un ostacolo, ma resta più forte dello Stato. Ne sono convinti gli studenti siciliani: è così che hanno risposto in tanti alla sesta indagine annuale sulla percezione del fenomeno mafioso, condotta dal Centro studi Pio La Torre. Ad avere partecipato all’iniziativa per la maggior parte sono stati proprio studenti delle scuole siciliane: di 1.409 questionari, ben il 67 per cento sono stati compilati da ragazzi siciliani tra i 16 ed i 18 anni; seguono Liguria (203 questionari, pari al 14,41 per cento del campione), Lazio (186 questionari, 13,20) e Lombardia (76, cioè 5,39). Secondo quanto emerso dal questionario la mafia può essere definitivamente sconfitta solo per il 23,7 per cento degli studenti di Nord e Suditalia; il 37,19 per cento pensa che non lo sarà.
 
Alla domanda chi è più forte tra lo Stato e la mafia solo il 14,27 per cento ha risposto “lo Stato”; quasi la metà, il 49,90 per cento, ha invece risposto: “la mafia”. Inoltre, per il 68,83 per cento lo Stato non fa abbastanza per sconfiggere la mafia e per il 79,28 per cento la mafia è forte, perché s'infiltra nello Stato. Il 47,13 per cento del campione pensa che la mafia sia “abbastanza” diffusa nella propria regione; “molto diffusa” il 38 per cento, mentre quasi il 12 per cento la ritiene “poco diffusa”.
 
Quasi pari le percentuali sulla percezione di una presenza concreta della mafia nella propria città: il 28,8 per cento del campione l'ha avvertita “poco”, il 27 per cento “abbastanza”, il 19 per cento “per niente”. Secondo gli studiosi ciò è dovuto al fatto che, “per molti italiani la mafia è soltanto qualcosa di cui si è a conoscenza di seconda mano e questo vale anche per molti siciliani, a seconda dei quartieri in cui risiedono o degli ambienti che frequentano”, spiega nel rapporto il sociologo Antonio La Spina, che ha curato lo studio insieme ai ricercatori Giovanni Frazzica e Attilio Scaglione. “Chi ha risposto frequenta le ultime classi di licei, istituti tecnici e professionali - sostiene La Spina - non si è abbastanza adulti a quell'età per aver ricevuto, poniamo, una richiesta di pizzo; ma, a seconda del luogo in cui si vive, si avverte il controllo del territorio”.

Nel dettaglio, potendo scegliere fino a tre risposte, ciò che secondo gli studenti permette alla mafia siciliana di continuare a esistere è, in primo luogo, “la mentalità dei siciliani” (risposta del 51,81 per cento del campione), segue “la corruzione della classe dirigente” (51,03 per cento), mentre per il 40 per cento ci sono “le scarse opportunità di lavoro”.
 

 
Rapporto tra mafia e politica? “Molto forte”
 
Per il 51,38 per cento degli studenti intervistati il rapporto tra mafia e politica “è molto forte”; oltre il 30 per cento del campione pensa che “mafia e arretratezza economica si autoalimentano”, mentre il 23,28 per cento pensa che l'arretratezza sia un effetto della mafia. Oltre il 41 per cento del campione, pari a 590 studenti, ritiene che la presenza della mafia sia un ostacolo per il proprio futuro; il dato sale al 50,7 per cento per gli studenti siciliani e si attesta al 28 per cento per i loro coetanei lombardi, 23 per cento per i liguri e 22 per i giovani del Lazio. Inoltre, nella ricerca di un lavoro nella propria città oltre il 34 per cento del campione ritiene importante presentare un curriculum o frequentare un corso professionale (28,8 per cento), contro il 21,29 per cento che ritiene più importante rivolgersi a un politico e il 18,45 per cento che considera “più importante rivolgersi a un mafioso”.

Articolo pubblicato il 29 maggio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il sociologo Antonio La Spina
Il sociologo Antonio La Spina