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Liberalizzazioni: 230 nuovi farmaci acquistabili senza ricetta medica
di Giuliana Gambuzza

Tra gli altri via libera agli antidolorifici, antinfiammatori e colliri antiallergici

Tags: Liberalizzazioni, Farmacia



CATANIA - Non bastano la sofferenza fisica, l’apprensione, lo sconvolgimento dei ritmi quotidiani. A complicare le cose ci si mettono anche i conti in rosso. Non c’è che dire, ammalarsi costa. Specie in caso di tagli al settore della sanità pubblica. Parola del Censis: nel quadriennio 2007-2010, la spesa a carico dei cittadini ha superato i 30 miliardi di euro, registrando un +8%.
Per fermare la corsa al rialzo, il governo Monti ha pensato bene di includere alcuni interventi ad hoc nella legge 27/2012 sulle liberalizzazioni: aumento del numero di farmacie, stop ai vincoli sull’orario di apertura, ma soprattutto modifiche nella vendita dei medicinali. Vediamole una per una.

Quante volte vi è capitato di buttare interi blister di pillole perché dovevate prenderne una sola? Dall’anno prossimo saranno disponibili nuovi formati, anche monodose, che permetteranno di abbattere gli sprechi.
A fine aprile, poi, l’Agenzia del Farmaco ha reso noti i nomi dei 230 farmaci delistati dalla fascia C. Da oggi per loro cade l’obbligo di ricetta, per cui potranno essere acquistati anche in parafarmacie, corner della grande distribuzione e simili.
Sono in attesa della valutazione dell’Aifa altri 117, tra cui alcuni antimicotici e antidolorifici molto diffusi, mentre ne restano esclusi senza possibilità di appello 3.246, oltre ai 1.719 che non sono stati neanche presi in considerazione, perché vanno assunti sotto stretto controllo medico.

Qualche nome? Ansiolitici, stupefacenti, pillola anticoncezionale e iniettabili.
I 230 per i quali è scattato il via libera sono in gran parte formulazioni per uso locale, per esempio antinfiammatori da applicare sulla pelle e colliri antiallergici. Ma ci sono anche antiacidi come il Maalox TC, complessi vitaminici, antipiretici del tipo Tachipirina, antidolorifici a base di sostanze di largo consumo (acido acetilsalicilico, ibuprofene, piroxicam, naproxene).
In realtà, fa sapere la Coop, le cifre vanno ridimensionate a 136 farmaci, pari al 6% del fatturato della lista C. Nell’elenco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, infatti, sono inclusi anche più formati diversi della stessa medicina, per un totale di 66 principi attivi, di cui alcuni già presenti in altri rimedi da banco.

Prendete l’ibuprofene, un principio attivo che da anni viene venduto senza prescrizione sotto forma di antinfiammatori come il Moment. Che cosa cambia? Diventano da banco antinfiammatori con lo stesso principio attivo, soltanto prodotti da altre ditte e con dosaggi differenti. Della Tachipirina, invece, è stato liberalizzata solo una formula (in compresse idrosolubili) diversa da quella già presente sui banchi di parafarmacie & co.

Subito, lista alla mano, si sono levate le proteste di chi dietro la nuova normativa vede nascosto il veto delle lobby farmaceutiche di sciogliere più medicinali dal vincolo della ricetta. Eppure, ce ne sono davvero di pericolosi se assunti senza il consiglio dello specialista: a cominciare dagli antibiotici che, presi troppo di frequente, smettono di essere efficaci.
Insomma, qualche modifica è arrivata. Per una vera rivoluzione, invece, c’è ancora tempo.
 

 
Il Tar lombardo dà ragione alle parafarmacie sulla fascia C
 
L’Anpi parafarmacie ha manifestato a chiare lettere la sua delusione, denunciando che gli ex fascia C sono spesso “talmente in disuso che qualcuno pensava fossero stati ritirati dal commercio” e che, tra i 20 più usati, solo uno (Tachipirina) è presente nella lista. A restituire il sorriso ai parafarmacisti ci ha pensato l’ordinanza 3077/2011 del Tar della Lombardia che, in seguito al ricorso presentato da un esercizio di Saronno (Va), ha riconosciuto anche a loro il diritto di distribuire tutti i medicinali di fascia C. Il motivo? In base alla legge Bersani del 2006, le parafarmacie sono tenute a rispettare le stesse norme delle farmacie. In pratica, pagano – letteralmente – la parificazione alle sorellastre farmacie, senza però averne gli stessi diritti in termini di commercio dei prodotti. “Siamo uguali alla farmacia per ciò che attiene la struttura dell’esercizio, lavorano da noi farmacisti laureati e abilitati alla professione, ma non possiamo fornire lo stesso servizio e siamo confinati a somministrare farmaci da banco, farmaci veterinari e ora una esigua gamma di farmaci di fascia C”. Questa, in sintesi, la posizione della Coop, che da sola conta 300 professionisti. Adesso la palla passa alla Corte di Giustizia europea.

Articolo pubblicato il 05 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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