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Risiko Province, avanti tra i veleni
di Redazione

Voto segreto, ostruzionismo, blitz e sgambetti: lotta senza sconti all'Ars sulla riforma del Governo. Ok all'articolo che istituisce 9 liberi consorzi, ma la maggioranza cade su un emendamento dei Cinquestelle

Tags: Province, Liberi Consorzi Dei Comuni, Comuni, Crocetta, Assemblea Regionale, Sicilia



L’Assemblea regionale siciliana per Rosario Crocetta e la sua non-maggioranza è diventato un suk, anzi un Vietnam per dirle con le parole usate dall’Ansa. Voto segreto su ogni emendamento, ostruzionismo, blitz e sgambetti. La riforma delle Province procede a passo di lumaca, con una sola disposizione approvata finora: si tratta dell’articolo 1 del testo governativo, il quale prevede l’istituzione dei Liberi consorzi in sostituzione delle attuali 9 Province. È una norma cornice: funzioni e possibilità di creare nuovi consorzi con limiti di popolazione sono contenuti negli altri articoli ancora da discutere.
 
Ma il pericolo d’imboscata si nasconde dietro ad ogni norma del disegno di legge che i franchi tiratori della maggioranza sono pronti a impallinare alla prima occasione. È accaduto con l’emendamento di Forza Italia che ha azzoppato le Città metropolitane ed è accaduto ieri sera con un altro emendamento dei 5stelle che ha introdotto il referendum confermativo per l'adesione o meno dei comuni ai nuovi Liberi Consorzi che si potranno aggiungere ai 9 corrispondenti alle attuali Province. La maggioranza è in ambasce, i capigruppo non riescono a “tenere” i propri deputati e i tentativi di compattare la coalizione si squagliano di fronte alle dinamiche parlamentari.
 
Neppure la voce grossa del governatore Rosario Crocetta, che ieri al vertice di maggioranza ha avvertito che o si fa la riforma o tutti a casa, ha fatto presa sugli alleati malpancisti. Il testo non piace alle fronde di deputati che si annidano nel Pd, nell'Udc e anche nei Drs. L'intesa raggiunta al Nazareno da Faraone e D'Alia non esiste più, crollata sotto i colpi del voto segreto, con i falchi della coalizione pronti a sfruttare le mosse del centrodestra e dei grillini per mostrare i muscoli. E finora ci sono riusciti.
 
Per uscire dall'impasse il capogruppo del Pid-Fi, Toto Cordaro, ieri ha teso la mano al governo, mettendo sul tavolo delle trattativa il voto diretto dei presidenti dei Liberi Consorzi, in cambio dello stop all’ostruzionismo e del ritiro di tutti gli emendamenti. Crocetta s'è detto disponibile a trattare, ma su questo terreno alcuni componenti della maggioranza, a cominciare da Lino Leanza (Art.4), non vogliono cedere. La proposta, comunque, sta facendo breccia. Tant'è che il presidente della commissione Affari istitutzionali, Antonello Cracolici, ieri s'era spinto, in modo un po' irrituale, a proporre l'introduzione del voto diretto dei presidenti nello statuto dei Liberi consorzi, ognuno dei quali avrebbe deciso se procedere o meno all'elezione diretta. Proposta però subito ritirata in aula al primo sussulto proveniente dai banchi della maggioranza.
 
L'elezione diretta è contenuta tra l'altro in un emendamento di alcuni deputati del Pd (Giuseppe Lupo, Mario Alloro, Franco Rinaldi, Anthony Barbagallo) che hanno confermato la norma nonostante il capogruppo Baldo Gucciardi abbia chiesto ai propri parlamentari di ritirare tutti gli emendamenti. Oggi pomeriggio nuovo round, in aula alle 16.
 

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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