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Bella Palermo, come ti hanno ridotta
di Redazione

La Capitale dell'Isola è ormai al collasso: nel Centro storico - il secondo più grande d'Europa - ci sono oltre 1.600 edifici a rischio crollo. Intanto sempre più imprese chiudono i battenti (370 tra gennaio e febbraio) e la criminalità torna a prendere il sopravvento

Tags: Palermo, Disoccupazione, Regione Siciliana, Sicilia, Rischio Crolli



Mentre il governo regionale festeggia l’abolizione delle Province, devono essersi appannate le finestre di Palazzo dei Normanni e di Palazzo D’Orleans. Perché il degrado, l’incuria e il collasso economico della Capitale dell’Isola sembra essere tutt’altra faccenda rispetto ai pensieri dei nostri politici isolani.
 
Oggi la giornata si è aperta con la notizia che una coppia di turisti inglesi è stata scippata in via Calderai, il secondo episodio in pochi giorni in città. Palermo, che voleva essere della cultura il centro d’Europa, resta di fatto un luogo poco ospitale tanto per chi viene da fuori quanto, soprattutto, per chi la abita.
 
Il centro storico del Capoluogo, il secondo più grande del Vecchio continente, cade a pezzi.  In un’area di 249 ettari ci sono 1.610 edifici (chiese, immobili privati e di proprietà del Comune) da mettere in sicurezza: 248 sono a rischio crollo; 368 sono pericolanti, 1.004 in stato di degrado. Un bollettino di guerra, insomma.
 
Servirebbe circa mezzo miliardo di euro: 289 milioni per gli edifici degradati; 150 milioni per quelli pericolanti e 84 per quelli a rischio crollo. A fornire una road map sullo stato di salute delle strutture sono i dati elaborati dal ufficio Centro Storico del Comune, presentati alla commissione Ambiente dell'Ars, nel corso dell'audizione di questa mattina a Palazzo dei Normanni.
 
L'istantanea scattata dagli uffici comunali indica che la maggior parte degli immobili, che necessitano di un intervento appartengono a privati: 910 sono in stato di degrado; 332 sono pericolanti; 224 necessitano di interventi urgenti. Gli edifici comunali, invece, sono 102 (58 in stato di degrado; 24 pericolanti e 20 hanno bisogno di interventi urgenti); le Chiese 52 (36 in stato di degrado; 12 percolanti e 4 necessitano di interventi urgenti).
 
E in effetti, come abbiamo scritto in un articolo di qualche giorno fa (leggi), la maggior parte degli immobili venuti giù nelle ultime settimane sono proprio ubicati nel Centro che fu “stupor mundi”. “La commissione si è occupata di affrontare il problema dei crolli nel centro storico - dice il presidente della quarta Commissione dell'Ars Giampiero Trizzino (M5S) - Le soluzioni ipotizzate sono diverse, una di queste potrebbe essere l'istituzione di un fondo di rotazione, da finanziare con risorse comunitarie, e nazionali, qualora fossero disponibili”.
 
Ma oggi sembra la giornata delle brutte notizie per Palermo.In tutta la provincia, secondo le rilevazioni dell'Osservatorio Confesercenti, tra gennaio e febbraio, si sono registrate oltre 370 chiusure d'aziende. Il capoluogo dell'isola, tra i primi dieci comuni più popolati d'Italia, si piazza al sesto posto per il saldo negativo. Causa principale di questa emorragia d'imprese, che conferma il trend negativo dello scorso anno, è l'eredità lasciata dal 2013: il calo del Pil e un crollo dei consumi peggiore del previsto.
 
Anche a Palermo c’era una volta la grande bellezza, ma qui purtroppo non abbiamo nemmeno una statuetta per consolarci.

Articolo pubblicato il 12 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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