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I politici hanno in testa più trucchi che pulci
di Carlo Alberto Tregua

Serve una classe istituzionale etica

Tags: Raffaele Cantone, Corruzione



Dice Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ospite del nostro Forum pubblicato il 21/4/2015, che non c’è pezzo della Pubblica amministrazione che sia immune dalle metastasi della corruzione.
La parte più nobile e più alta, almeno teoricamente, che è l’Università, negli ultimi decenni ha visto la corruzione estendersi a macchia d’olio in quel processo di sostituzione dei professori che vanno in pensione e degli altri che prendono il loro posto.
Non c’è dubbio che molti giovani professori, figli di altri professori, siano meritevoli di andare in cattedra, dopo il lungo percorso che parte dal dottorato di ricerca. Ciò perché i figli non debbono pagare l’eventuale responsabilità dei padri. Lo stesso dicasi per i giornalisti, per i magistrati e per altre categorie.
Ma neanche può accadere il contrario: sol perché un tizio è figlio di... debba accedere al posto pubblico che era del padre.

Cantone stigmatizza l’abitudine (cattiva) delle cattedre che vanno di padre in figlio, ma - aggiunge - per la parentopoli non paga mai nessuno: nell’Università di Bari, nel 2008, nella Facoltà di Economia ben 42 docenti su 179 erano parenti. A Palermo, un’inchiesta non recentissima ha indicato in ben 230 fra professori ordinari, associati e ricercatori i soggetti legati da parentele. A Salerno, un’inchiesta sugli esami di Anatomia ha rivelato come alcuni studenti avessero superato la prova perché parenti di docenti.
Insomma, la fila è lunga. Cantone aggiunge che le segnalazioni sui concorsi universitari sono una quantità enorme, cui la stessa Autorità non riesce a dare seguito.
Se la corruzione si trova in cospicua misura nella parte più alta dell’intellighenzia, non può stupire che ne siano infettati anche gli strati medi e più bassi, ove potrebbe esserci un’apparente giustificazione nel bisogno essenziale di alcune persone o famiglie.
Intendiamoci, la corruzione non ha mai alcuna giustificazione, perché crea privilegi e squilibri fra i cittadini: ottiene ciò che vuole chi paga le mazzette, mentre gli onesti restano al palo.
 
L’estesa corruzione è conseguenza dell’irresponsabilità generalizzata di dirigenti e dipendenti pubblici, i quali non fanno funzionare i servizi loro affidati secondo i principi di efficienza ed efficacia.
Ciò accade anche perché non vengono loro assegnati, dal ceto politico, che li deve indirizzare e controllare, i punti di riferimento verso cui essi devono andare. Non solo, i responsabili istituzionali, chiamati politici, non assegnano ai dirigenti pubblici alcun cronoprogramma, basato sul numero di fascicoli (chiamati comunemente pratiche) che il loro servizio deve evadere ogni giorno, ogni mese, ogni anno.
Quindi non c’è un controllo di quantità, né un controllo di qualità. Tutto ciò è precisa responsabilità dei rappresentanti del popolo, che sono inviati in quelle posizioni proprio per far funzionare la macchina pubblica mediante i dirigenti e i burocrati di ogni livello. Ma non adempiono al proprio dovere.

Se il pesce è fresco, si vede dalla testa; se è in putrefazione, si vede dalla testa: storia vecchia. La testa, in una comunità, è formata dai politici. Quando si elegge qualcuno, a tutti i livelli, bisognerebbe capire se è onesto, se è intelligente, se è preparato, se è colto. Insomma, in via presuntiva, se ha i requisiti essenziali per andare a governare le istituzioni.
Ma i cittadini non chiedono ai politici né referenze né credenziali, con la conseguenza che vengono eletti degli emeriti cretini o, peggio, dei potenziali corrotti e corruttori. E sono proprio i più furbi che si fanno eleggere con la raccolta dei voti basata su vuote e inutili quanto luminose promesse, che non saranno mai mantenute, ingannando palesemente tanti elettori che seguono il percorso del favoritismo anziché la ricerca della qualità degli eletti.
Soprattutto nel Sud è esteso questo perverso meccanismo, perché i bisogni sono maggiori e la propensione a cercare il lavoro piuttosto bassa.
Un vecchio lettore di Tex, come me, è stato colpito da una frase inventata dal padre dell’eroe dell’Arizona (Usa), che compie le sue gesta intorno al 1865: I politici hanno in testa più trucchi che pulci. La frase non è letterale, ma rende l’idea.
Invece, abbiamo bisogno di politici senza trucchi e senza pulci.

Articolo pubblicato il 05 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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